La dimensione affettiva e sessuale nella persona con disabilità

Due condizioni sono necessarie affinché le persone disabili (anche intellettive) siano pensate adulte e in forza di ciò lo diventano davvero:

  • Il consolidamento di una rappresentazione sociale che lo consideri adulta in tutte le sue dimensioni psicologiche, affettive e sociali;
  • L’esistenza di ruoli sociali valorizzanti cioè veri, utili, che non hanno solo a che fare col ruolo lavorativo ma anche con il tempo libero e con le relazioni affettive e sessuali.

(Gherardini, 2009 ,p.92).

Nei confronti delle persone disabili resiste un pregiudizio che accomuna in modo semplicistico ritardo cognitivo e sviluppo emozionale, bellezza e sessualità cosicché ne rimane ‘escluso’ chi è menomato nell’intelletto o storpiato nel corpo (Seller, 1991, p.93). È più accettata una relazione intima in cui la disabilità riguarda aspetti sensoriali o fisici; genera invece ancora molto turbamento l’esperienza affettiva o sessuale della persona con disabilità cognitiva, non ultima per la paura dell’abuso.

Si consideri che, negando la dimensione sessuale, si subordina implicitamente l’identità di genere alla condizione di disabilità. Pesci rileva come attraverso la rimozione di questa parte della personalità si spogli il soggetto del diritto a essere pensato in modo evolutivo lungo il dispiegarsi del tempo della vita (Pesci, 2009, pp.143-144).

In realtà si tratta di un vero e proprio pregiudizio perché non esiste una ‘sessualità disabile’ e se vi può essere una immaturità emozionale e affettiva, o la difficoltà a comprendere il significato dei rapporti di ruolo, ciò dipende dalla storia educativa e affettiva e non dal funzionamento intellettivo (Montobbio e Lepri 2000)

A questo proposito Veglia (2003) precisa che la sfera affettiva e sessuale, che si origina ed è regolata dai circuiti limbici, funziona normalmente anche nei casi in cui il cervello presenta aree corticali compromesse. L’esperienza umana della sessualità si struttura attraverso 5 dimensioni:

  • La dimensione riproduttiva (conservare la specie),
  • La dimensione ludica (fare sesso),
  • La dimensione sociale (stare insieme),
  • La dimensione semantica (fare l’amore),
  • La dimensione narrativa (avere una storia).

Tali dimensioni sono correlate allo sviluppo filogenetico della specie umana (rinencefalo, cervello limbico, neocorteccia) ed è molto difficile che siano tutte ugualmente compromesse nella disabilità cognitiva.

Accanto a tali pregiudizi si affianca non di rado la credenza ingenua che il bisogno sessuale, se ignorato, finisca, per estinguersi e scomparire, che la ‘persona con disabilità si rassegni a vivere deprivata di ogni potere sul proprio destino, annientata preventivamente nella possibilità di costruire desideri (Pesci, 2009, p.143)

In realtà anche la persona disabile per poter fiorire nelle sue potenzialità ha bisogno di amicizia e di amore e di vedere corrisposte le sue capacità di affetto e di piacere, che sono il mezzo più efficace in suo possesso per porsi in contatto con gli altri.

Ne consegue che la mancata accoglienza della dimensione affettiva e sessuale della persona disabile non può essere senza ripercussioni: sul piano psichico, data la stretta relazione tra soma e psiche, sul funzionamento mentale, sull’identità personale, sull’espressione della propria emozionalità e pulsionalità e le naturali esigenze sessuali possono esprimersi con modalità infantili e immature.

La questione è di creare le condizioni di accompagnamento e di supporto psico-fisico che diano alla persona disabile la possibilità di fare esperienza del proprio corpo.
Gli educatori e le altre figure preposte dovrebbero essere aperti alla speranza che la persona con disabilità possa realizzare una propria vita sentimentale, contemplando anche l’amicizia come una relazione affettiva coinvolgente e ricca di significato, avere comunque esperienza di relazioni intime amicali è un’importante opportunità di salute psichica.

Anche in questo caso è responsabilità di familiari e operatori saper leggere la disabilità non soltanto come un tratto distintivo che necessita di risposte specializzate. Certo quando parliamo di ‘bisogni speciali’ parliamo di persone che con il deficit presentano dei bisogni particolari ma il fatto di avere delle caratteristiche specifiche non vuole dire che la persona non abbia anche gli stessi bisogni degli altri esseri umani: bisogno di essere amato, di amare, di essere rispettato, riconosciuto, di sicurezza affettiva e anche di appartenenza. (Goussot,2009)