Perché scegliermi?

Cinque buoni motivi per fidarvi di me:
1. Competenza

Sono un Educatore Professionale qualificato, con una lunga esperienza nel campo della disabilità. Sono consapevole che si tratta un tema complesso e delicatissimo, a cui mi approccio da oltre dieci anni con tanta dedizione, passione e sensibilità, ma anche con metodo. Per questo, dopo gli studi presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, non ho mai smesso di studiare, aggiornarmi e perfezionarmi. Credo fortemente che le persone disabili possano vivere una vita ricca e soddisfacente, e siano in grado di offrire molto alla società, se gliene diamo la possibilità. L’Educatore è un professionista che possiede una conoscenza scientifica, oltre che umana del tema e delle sue problematiche, e mette in campo queste competenze per aiutare le persone disabili a esprimere appieno il loro potenziale.

2. Interventi personalizzati

Ci sono tantissimi fattori da considerare nella costruzione di un progetto di vita, come la persona, il contesto, le esigenze familiari e tutto ciò che possa attribuire significato all’esistenza della persona. A seconda della singola situazione, vengono individuate le tecniche e le metodologie più adatte e stabiliti obiettivi di sviluppo esistenziale, per il raggiungimento da parte della persona disabile della massima autonomia possibile. Il mio lavoro è incentrato sulla persona, sullo sviluppo delle sue specifiche potenzialità, e richiede lo studio di un percorso che tenga conto dell’unicità di ciascun individuo e della sua crescita. Per ogni utente, elaboro quindi un progetto educativo altamente personalizzato, in cui sono esplicitati in dettaglio sia gli obiettivi che gli interventi riabilitativi da attuare all’interno di una prospettiva temporale che tenga conto dell’intero ciclo di vita.

3. Modelli innovativi

I nostri percorsi e programmi d’intervento sono riconducibili a modelli e procedure basate sulle più recenti ricerche nel campo della disabilità e sono sviluppati secondo I modelli dell’inclusione, della partecipazione e della Qualità di vita (QdV)promossi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

La Qualità di Vita(QdV)è data dalla misura in cui una persona in base al proprio profilo di funzionamento, ai deficit, alle abilità e competenze, tenendo conto del contesto di vita, dei supporti e delle barriere in esso presenti, è in grado di soddisfare aspettative, desideri e bisogni personalmente significativi. Per la persona con disabilità, questo significa lavorare su tutte le dimensioni essenziali dell’esistenza: il benessere personale, il contesto di vita, l’immagine di sé, l’autostima, il controllo e l’autodeterminazione.

Un altro modello fondamentale a cui facciamo riferimento è l’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute). Il principale elemento d’innovazione rispetto al passato, è che l’ICF sposta l’enfasi dalla diagnosi e dai deficit della persona alla concezione bio-psico-sociale basata sulle interazioni fra le caratteristiche personali e ambientali, quale determinante del funzionamento individuale. Si basa infatti sul presupposto che non si possa descrivere adeguatamente lo stato di salute di una persona disabile, senza considerare il contesto (sociale, culturale, familiare, civico) in cui è inserita, in tal senso la disabilità può essere definita come la risultante delle limitazioni nel funzionamento all’interno di un contesto sociale che presenta barriere e ostacoli per l’individuo. Considerare le interazioni persona-ambiente ci permette di accrescere la comprensione della disabilità, del funzionamento umano e di sostituire il riferimento alla diagnosi, con l’assessment e la programmazione di sostegni individualizzati.

4. Obiettivi concreti

La persona con disabilità sperimenta adeguati livelli di benessere personale e quindi una Qualità di Vita nella misura in cui è soddisfatta del posto in cui vive e dell’esperienza quotidiana di sé. Tale soddisfazione dipende dunque dall’interesse per una determinata offerta e dalla tipologia dei supporti ricevuti. Per questo il primo passo consiste nell’individuazione degli obiettivi, ossia delle abilità (cognitive, comportamentali, di autonomia, sociali, ecc.) che vogliamo trasmetterle in base al più ampio progetto di vita. Gli obiettivi devono essere realistici, cioè devono essere concretamente perseguibili e in numero gestibile. È necessario che vengano condivisi da tutti colori che interagiscono con la persona disabile, non solamente operatori, ma anche i familiari, affinché l’esperienza quotidiana supporti in ogni momento lo sviluppo delle abilità su cui si sta lavorando. Infine, gli obiettivi devono essere misurabili in base a criteri e parametri ben definiti. Pertanto il Progetto di vita è predisposto all’interno di una cornice temporale ed evolutiva centrati sulla persona e si propongono l’obiettivo di incrementare i livelli di funzionamento, di soddisfazione personale e di partecipazione individuale.

5. Completa trasparenza

Lasciar entrare qualcuno nel delicato equilibrio della vita familiare a contatto con la disabilità è un atto che richiede grande fiducia. Si deve costruire un legame fra i diversi attori coinvolti, affinché la collaborazione possa funzionare e dare risultati. Per questo, prima di avviare un lavoro, ci tengo a instaurare un rapporto “umano” con le persone, attraverso un colloquio conoscitivo libero e gratuito. Anche nelle fasi successive mi impegno a mantenere con la famiglia una relazione basata su una chiara informazione, sulla disponibilità all’ascolto e a coinvolgerla in ogni singola fase del percorso, dalla progettazione delle attività alla verifica.

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